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L'epicondilite, il gomito del tennista


L’epicondilite, conosciuta più comunemente come gomito del tennista, è una sindrome dolorosa dovuta generalmente ad una degenerazione del tendine causata dal sovraccarico funzionale dei muscoli epicondiloidei.

Questi muscoli, localizzati nella regione laterale del gomito e dell’avambraccio, originano dall’ epicondilo si inseriscono sul polso e sulla mano ed hanno la funzione di estendere il polso e le dita.

Nonostante la definizione di epicondilite lasci presupporre un quadro infiammatorio dei tendini interessati, questo non è sempre presente; l’inserzione di questi muscoli subisce, invece, un particolare sovvertimento della struttura tendinea, entesopatia cronico degenerativa che comporta uno scompaginamento delle fibre elastiche (che compongono il tendine) che in relazione all'indebolimento dei fasci tendinei, si traduce, sotto sforzo, nell'infiammazione che rende tale processo usurativo sintomatico.

Pertanto solo quando il profilo usurativo viene stressato, e si crea l'infiammazione da sovraccarico ci accorgiamo di avere il problema

Il gomito del tennista si osserva sia negli uomini che nelle donne in uguale misura . Colpisce più frequentemente soggetti dediti ad attività lavorative o sportive che comportano sollevamento di pesi e gesti ripetitivi con il gomito

La diagnosi è prevalentemente clinica, ossia viene eseguita visitando il paziente. Nella valutazione clinica del paziente va posta attenzione al tipo di attività sportiva o lavorativa svolta ed alla presenza di pregresse tendinopatie come le patologie della cuffia dei rotatori

Le indagini strumentali tra cui l’ecografia servono tuttavia a confermare e soppesare il problema nonchè ad identificare alcune condizioni associate, presenza di calcificazioni, che possono guidare la strategia terapeutica

Si distinguono tre stadi dell’epicondilite, ad ognuno dei quali corrisponde un diverso approccio terapeutico ed una diversa prognosi: • Stadio I: infiammazione senza franca degenerazione. Questa è una fase iniziale, in cui è presente solamente un processo infiammatorio del tendine e come tale più facilmente reversibile. Sono le forme che rispondono bene al trattamento con i farmaci anti-infiammatori e fisioterapia. • Stadio II: degenerazione tendinea parziale associata ad aree di tessuto sano o infiammato. E’ una fase meno reversibile della precedente e che può evolvere verso la guarigione o verso la cronicizzazione. • Stadio III: quadro usurativo marcato, associato all’interruzione parziale o totale delle fibre tendinee. In questi casi la patologia non è reversibile e spesso è causa di dolore persistente nonostante il trattamento conservativo. Sono queste le forme che spesso necessitano della chirurgia.

TRATTAMENTO Il trattamento dell’epicondilite è diretto alla risoluzione del dolore, che è il sintomo per il quale il paziente affetto da tendinosi del gomito richiede l’intervento del medico. I presidi terapeutici di prima istanza consistono nell’interruzione delle attività sportive o lavorative che determinano il sovraccarico funzionale, nell’uso di farmaci anti-infiammatori e di presidi fisioterapici (tutori, crioterapia ed altre forme di terapia fisica quali laserterapia, tecarterapia e ionoforesi).

Se queste procedure hanno successo, segue un programma riabilitativo graduale teso a restituire elasticità, forza e resistenza ai gruppi muscolari interessati. Qualora invece il paziente non risponda al programma terapeutico può essere appropriato ricorrere ad infiltrazioni locali con cortisonici. Generalmente si esegue un ciclo di due o tre infiltrazioni.

Poichè i profili usurativi non sono reversibili, contestualmente alla minimizzazione della clinica accusata dal Pz. andrà raccomandato l'ottimizzazione dello sforzo applicato ai fascicoli tendinei necessario a non reiterare il sovraccarico che li reinfiammerebbe

Per questo motivo, risultando questa terapia dei sintomi più che della malattia, recentemente, negli Stati Uniti è stato sperimentato, con risultati incoraggianti, il trattamento dell’epicondilite, ma anche delle periartriti della spalla con infiltrazioni di Pappa Piastrinica. La Pappa Piastrinica, ricca di fattori di crescita, viene ottenuta dal sangue dello stesso paziente attraverso un semplice processo di centrifuga ed iniettata in prossimità dell’epicondilo circa 30 minuti dopo il prelievo.

Se la sintomatologia dolorosa persiste nonostante il trattamento conservativo perseguito per almeno 3-6 mesi trova indicazione l’intervento chirurgico. L’intervento, realizzato artroscopicamente od a cielo aperto, deve perseguire l’obbiettivo di rimuovere il tessuto degenerato e di favorire i processi riparativi tendinei

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